Occhi puntati dell'Ue su Roma, madrid e Parigi

Lorenzo Robustelli, Il Caffé, 13.11.2011

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Una condizione chiede, sempre, l'Unione europea ai partner: credibilità. Nei comportamenti, nelle scelte. Per Bruxelles un Paese senza governo, o con un esecutivo debole, sfiduciato di fatto dai cittadini e dai mercati, è la peggiore delle disgrazie che possa capitare: non si sa cosa farà, che decisioni prenderà, come interverrà nelle politiche comuni. Ed è il caso, lampante, dell'Italia di Berlusconi che ieri, sabato, si è dimesso dopo l'approvazione delle leggi di stabilità aprendo un nuovo scenario. Ma lo stesso discorso è stato fatto per il Portogallo, l'Irlanda, la Grecia e la Spagna proiettata verso le urne. Varrebbe anche per il Belgio, dove un governo manca da 540 giorni, e il debito pubblico è sempre lì, stabile vicino al 100 per cento, un livello intollerabile per le regole europee; ma il Paese incredibilmente cresce viaggiando senza autista, non presenta problemi sui mercati, gli spread sono sopportabili e quindi il piccolo regno fa eccezione.

"Non avere un governo che possa lavorare nella pienezza dei suoi poteri - spiega Janis Emmanouilidis, senior policy analist del prestigioso centro studi European policy centre di Bruxelles - può portare la situazione fuori controllo, ad una perdita di fiducia dei cittadini e dei mercati, a guai più grandi".

In Europa questa situazione l'hanno vissuta in particolare Grecia e Italia, "anche se non si possono paragonare i problemi causati da questi due Paesi, troppo diversi per peso politico ed economico", sostiene l'analista. In Spagna le cose sono andate diversamente, e sono state fatte scelte "apprezzate" a Bruxelles: dopo pochi mesi di crisi, capito di aver perso il sostegno interno ed internazionale, José Luis Zapatero ha convocato le elezioni, mentre il suo governo continua a lavorare alle misure chieste dall'Europa. Questo ha dato fiducia, ha offerto un quadro chiaro e i mercati hanno premiato Madrid, sospendendo l'attacco, in attesa del voto. "In questi ultimi giorni, da quando in Grecia è uscito il nome del nuovo primo ministro incaricato Lucas Papademos e in Italia Mario Monti è diventato il candidato a Palazzo Chigi, i mercati hanno un poco allentato la presa e Bruxelles si è rilassata - continua Emmanouilidis - perché si tratta di personalità credibili, rispettate all'estero, con grandi competenze in economia".

Secondo l'esperto (che ha un ottimo punto di osservazione "naturale" essendo metà greco e metà tedesco, con una formazione nei due Paesi ed in Gran Bretagna ) "il problema chiave - nota Emmanouilidis - è la fiducia e questi due nomi sono parte della soluzione. Almeno per un paio di mesi, poi nessuno può dire cosa succederà".

Un margine di incertezza resta, tutto sommato le maggioranze politiche sono le più apprezzate, se solide. "Bisogna vedere se i partiti che sosterranno questi governi "tecnici" continueranno a farlo nei prossimi mesi. Continuerà ad esserci consenso tra loro? "In Grecia, ad esempio la collaborazione tra forze opposte è qualcosa di completamente nuovo rispetto al passato", spiega l'esperto dell'Epc.

Ora quindi si potrà tirare un po' di respiro. Solo per qualche mese? "Non è detto, c'è un altro Paese che potrebbe diventare un obiettivo dell'Unione europea per la sua situazione economica: la Francia, che rischia di essere stretta all'angolo nei mesi che precedono le elezioni". Le agenzie di rating stanno mettendo in discussione la tripla "A" concessa a Parigi, che il prossimo 22 aprile andrà ad elezioni presidenziali che vedono il  capo dello Stato Nicolas Sarkozy in difficoltà. Campagna elettorale incerta, nuove preoccupazioni in vista per Bruxelles.

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